lunedì 9 gennaio 2017

L’ASINELLO RISTORANTE. PER CERTI VERSI ANCHE TRATTORIA




Ho il forno in pietra alle spalle e Senio cucina a due passi. Siedo e chiacchiero mentre lui lavora, e mangio e mi sento bene. Tremendamente bene. Provo quel rilassamento quasi casalingo che mi fa pensare, se mi sento più al ristorante o in trattoria.
La trattoria è la dimensione di ristorazione che porto nel cuore, che continua a gratificarmi di più e a sorprendermi con la schiettezza di cose ben fatte. E infatti in trattoria ci potrei pranzare ogni giorno, mentre al ristorante no, ed è una questione di pietanze, non di prezzo.
L’Asinello è trattoria per la dimensione familiare che si respira, calda e accogliente, schietta e informale. Ed è molto trattoria anche nei prezzi, più bassi di quelli che trovi in molti locali di moda a Firenze. Per qualità, ricerca, inventiva, servizio è decisamente più ristorante.
E si mi è permesso ritengo questa la combinazione ideale di fattori per la ristorazione. Almeno quella che piace a me.
Sviolinata? macché, non lo è affatto. È una vera schitarrata acustica, distante anni luce dalla Canzone del Sole!! È  una ballata stile More than words, una chitarra, uno sgabello, 2 voci e un pezzo storico.
L’altra voce a L'Asinello è di Elisa ed ha l’accento romagnolo, già di per se allegro e godereccio. Altro pezzo di un puzzle che ha il sapore e il profumo di una trattoria bella.
Poi c’è un’altra storia che mi piace un sacco di questo posto. Quella delle sedie regalate a Senio e Elisa dai loro clienti. Non ne troverete una uguale per stile, né per materiale o colore. Ma in ogni sedia si cela l’idea, il pensiero di quel cliente su L’Asinello. Poesia e utilità. Vista a posteriori potrebbe considerarsi la più grande operazione di marketing naif che un ristoratore poteva metter su. E senza averci nemmeno pensato, o peggio ancora aver pagato un architetto o un consulente per cotanta genialata.
E va bene, c’è anche una cosa che non mi piace de L’Asinello. Villa a Sesta. Ma più lontano no eh? Certo dipende da dove si parte, ma io vengo da Pontassieve per cui non mi piace. Se fosse sotto casa mia sarebbe più appropriato. In realtà Villa a Sesta sarebbe pure un borgo carino..
In carta da Senio si possono trovare cannelloni e stracotto. Nessuna vergogna di chiamarli col loro nome i cannelloni di patate e aringa su puré di broccoli o lo stracotto di guancia alla liquirizia, purè di melone invernale e puntarelle. Questo sono (in realtà sono un po’di più, come si vede dalla foto), e hanno intriso nel nome il concetto di conforto e bontà. 


cannelloni di aringa e patate


stracotto di guancia alla liquirizia


E poi in carta c’è lei, l’aperiquaglia, la quaglia al Campari,  in assoluto la quaglia più glamour che io abbia mai incontrato. Io che il campari fino a ora l’ho sempre e solo bevuto, ora che ho capito che posso pure mangiarlo mi s’è aperto un mondo.
E c’è tanta selvaggina locale in carta: il filetto di capriolo, il fagiano nel cannolo, il cinghiale dentro un macaron al panforte. Locale davvero: selvaggina abbattuta nei boschi attorno a Castelnuovo Berardenga e disponibile in un punto vendita a Gaiole: per le felicità di agricoltori, viticoltori e mangiatori. Qui il Km zero va oltre la pura bontà etica e altre belle cose, e sfora nell’utilità più che mai sostenibile.
Si conclude con lo zuccotto al mandarino e il semifreddo all’olio e salsa di diospero e un magistrale panpepato fatto in casa. Pardon al ristorante.

Piatti senza arie vere o fritte, specchio di una cucina poco vanesia e molto di sostanza, molto territoriale, molto buona.

e comunque a Villa a Sesta in un'ora ci si arriva..