domenica 29 luglio 2012

APERITIVO AL PIAZZALE


Libera uscita, le mie due cugine vogliono portarmi con loro per un aperitivo. Occorre precisare che le due cugine in questione, sorelle,  sono per l’esattezza due biondine spaziali, un metro e ottanta, bocche da rocky horror e pure giovani. Della serie prendetevi tutto voi vacca d’una miseria..
L’appuntamento è a casa loro, ci si veste, ci si trucca  e poi si va.
I miei vestiti a detta loro non vanno bene,
“Sabri ti vesti da vecchia, con quella tonaca con cilicio pari Santa Chiara”
si comincia bene penso io..
“tieni mettiti questa roba, a noi non sta più, del resto sei tu che vesti taglie da Barbie”
mi sento una bomboniera, così agghindata, tra fiocchi, gale e pezzi di schiena scoperti.
“Noo così mi fa freddo!” grido stizzita la prima scusa che mi viene in mente.
“Sabri stai zitta che sono 40 gradi”
“ma al Piazzale tira vento, lo sanno tutti, e se poi prendo una frescata?”
vincono loro e me ne esco così un po’ impacciata, facendo finta di sentirmi una super “tapas”, mentre loro sono davvero topas.
In macchina le loro raccomandazioni (e meno male che la cugina più grande sono io), tra cui:
“e poi non chiedere un nocino come se fossi la mi’nonna, che quelli mica ce l’hanno.. e noi si fa finta di non conoscerti”
(..)
seguo le loro raccomandazioni e mi astengo dall’ordinare una china calda (ahahah),
“vorrei un bicchiere di vino bianco”  chiedo
“quale?” Risponde il tipo abbronzato dietro al bancone
(..mica sono indovina, se non mi dici cosa c’è..mumble mumble)
“ehm, cosa c’è in fresco?” (mi tocca pure farla una domanda così idiota)
“Pinot bianco, Pinot grigio, Gewurztraminer, uno Chardonnay e il Prosecco”.
A ora mi è tutto chiaro.. meno male che ho domandato..Per caso li produce qualcuno che ha un nome? O anche solo la zona di origine? Così tanto per escludere magari il Sudafrica o la California.
Va da se che non ho chiesto nulla di cui sopra, per paura di essere abbandonata dalle blondies e poi se un barista mi risponde così è inutile che insista nel chiedergli altro.
Opto per il Prosecco, per lo meno ho la certezza che abbia le bollicine e che venga dal Nord Est dell’Italia..
Sarà che adoro le mie cugine al vetriolo, sarà che Firenze vista da quassù al calar del sole è di una bellezza struggente, che tutto mi pare perfetto, pure sto prosecco con l’insalata di riso coi sottaceti.


giovedì 26 luglio 2012

QUEL CHE RICORDO DEL MIO COMPLEANNO N. 37




Ricordo di aver cucinato tanto, ma proprio tanto. Per me ristoratore cucinare per gli amici è il massimo del godimento, e infatti così è stato.
Ricordo 12 bottiglie e 15 commensali e la Chiara che scusandosi, quasi provando vergogna, chiedeva dell’acqua gassata.
Ricordo due lambruschi molto buoni portati dall’amico Ivan, l’Esperto di bolle. Radice di Cantina Paltrinieri e un Lambrusco di Modena spumante rosé di Cantina della Volta, ovvero Bellei e ho detto tutto.
A detta sua il primo, un Sorbara davvero bello alla vista e senza mezze misure per il palato data la sua spiccata freschezza, poteva risultare “acido pure troppo”
“Levagli pure l’acidità a un lambrusco” ha commenta repentino Mauro, con la sua voce baritonale.
Qualcuno chiede al nostro Esperto quale può essere il senso di vinificare un lambrusco (come nei due casi in questione) col metodo classico.
“a mio avviso ha senso tutto ciò che alla fìne è buono da bere. Anche fosse un syrah metodo charmat..”
Adoro quest’uomo.. è troppo Esperto..
Poi ricordo la conversazione su un uomo che, secondo qualcuna delle amiche, presenta solo due dimensioni, la terza gli manca. Ho dimenticato il soggetto, tanto che me lo ricordo a fare, ma la storia delle due dimensioni mi intriga. Io dico che se c’è la larghezza e c’è soprattutto lunghezza, chi se ne frega della profondità.. che è una dimensione che noi femminucce vorremmo pari alla fossa delle Marianne ma che nei maschietti arriva poco meno a quella del mar Adriatico.
Poi ricordo Ivan che parlava di un cioccolatino con l’abbacchio, ma lo so, era solo per valutare il mio grado di ebbrezza..
Poi c’è stata la mia vicina di casa, nonché amica di vecchia data che vedendo le luci accese al ristorante nel giorno di chiusura e avendo sentito rumore di pentole dalla mattina mi invia seguente messaggio:
“S’invecchia.. lo dimostra il fatto che ora festeggi il tuo compleanno al lavoro..”
Poi ricordo gli auguri di mia cugina che insieme mi suggerisce di cambiare meta per le prossime ferie, che quello è un posto in cui ci vanno soprattutto i giovani..


martedì 24 luglio 2012

GELATO PER CANI

Guido per la Highway 67, come la chiamo io e mi immagino di stare su un fuoristrada, capelli al vento, direzione  Presidio confine col Messico.
Invece no. Sono sulla statale 67, la via Aretina, con la mia macchinina nera, direzione Pontassieve. E per di più attacco a lavorare tra poco. Transito in località Girone, che non suona così suggestivo come dire che ho appena attraversato il Rio Grande, ma questo è quanto. Dunque dicevo che transito per il Girone a velocità leggermente sostenuta, quando scorgo sul lato della strada questo cartello.

Freno, metto le 4 frecce e azzardo una improbabile retromarcia. Subito l’auto che sopraggiunge da dietro attacca un concerto per solo clacson in fa..ncul minore. D’istinto vorrei mostrare al musicista il mio bel dito medio con smalto rosso, ma riesco a trattenermi. Potrebbe trattarsi di un cliente del ristorante, e se mi riconosce mentre esibisco il mio alto senso civico? Non solo lo perdo ma potrebbe farmi pure cattiva pubblicità. Abbozzo un sorrisetto e gli urlo: “hai ragione scusa, c’è il gelato per cani là!” Lui mi manda a quel paese e tira dritto.
Entro nella gelateria e chiedo al commesso: “vorrei un gelato per cani”. Due signore si voltano a guardarmi poco convinte (ecchè non l’avete letto il cartello?) e mi fanno innervosire ancora di più del solista di clacson.
“Si signora, può prenderlo nella vetrina dietro di lei” risponde il commesso gentilmente; “ne sono rimasti pochi, questo fine settimana tutti a comprare il gelato per il cane o il gatto”.
Tiè alle due tizie e speriamo che la cioccolata dal cono gli grondi sul vestito..
Questo è il sorbetto in questione, nome altamente evocativo: Bau-Miao.

Fatto con sola frutta e fruttosio e qualche altro ingrediente che c’è pure nel mangime secco. Niente zucchero, né panna o latte, niente grassi.
È confezionato in monoporzioni ed è ubicato nella vetrina gelati insieme ad altri dolcetti tipo biscotti gelato, coppette, tortine allo yogurt e quant’altro.
Al mio cane è piaciuto, perciò avrei pensato di ordinarne un po’ da tenere al ristorante nel freezer dei gelati, (visto che nella gelateria lo tenevano insieme agli altri preparati per uomo, non dovrebbero esserci problemi dal pv igienico). Potrebbe essere una piacevole sorpresa per tutti quei clienti che vengono a mangiare col cane appresso.
E pure una gradita sorpresa per i nostri amici a 4 zampe.
Il dubbio si insinua:  se fossi cane, e data la mia stazza, potrei al massimo essere un beagle o giù di lì, e fossi condotto fin su a Doccia, in un ristorante che odora di bistecca in ogni angolo, e mi venisse propinato un sorbetto alla frutta mi sentirei quanto meno preso per i fondelli.

domenica 22 luglio 2012

DIALOGO DELLA NATURA DI UN AISLANDESE

Liberamente ispirato al dialogo tra alcuni amici, frequentatori AIS.
I protagonisti stanno tentando di organizzare una cena sull’ebbro colle di Doccia, ovvero qui da me al ristorante. I convocati devono portare una bottiglia a cranio e si mettono d’accordo via messaggini su FB.
Vi presento alcuni dei partecipanti:
Miss BB: non ha bisogno di presentazioni, tutti sono a conoscenza del suo debole per le magnum
Mister P: è pratese e fa il prezioso; quando non c’è ci manca.
Signor I e consorte, Signora C: sono gli ospiti ideali. Entusiasti e goderecci.

Signor I: ho un lambruschino rosé spento che conservo dall’anno scorso..anche Miss BB lo tiene in serbo
Miss BB: si portalo su che per lucidare i coltelli della chef andrà benissimo
Signor I: porta su anche la tua bottiglia così si fa la magnum
Miss BB: io sono stata più brava di te, l’ho già sbolognato
(e questi sono i miei amici intenditori..)
Miss BB: ehi ma Mr P che fine ha fatto? Avrà incontrato una biondina?
Signor I: è più facile che perda la testa per una Bollicina..
 (..)
Signor I: allora tutto confermato ora e giorno. Si sale con una bottiglia ciascuno, nessuna richiesta specifica, purché bottiglia non proveniente da lotterie J
Miss BB: ragazzi io arriverò un po’ più tardi e sarò stanca morta, sarò reduce da una verticale di 13 vini più vin santo
Signor I: se credevi di farci pena non ci sei riuscita
Mister P: dipende da che vino era.. sennò ci può fare parecchia pena. Comunque non posso essere presente alla cena
(tanto per cambiare. Noi sospettiamo che in realtà sia astemio)
Signora C: senti Mr P! se ti si sta sul culo dillo!
(La signora reca sempre grandi champagne oltre a grandi battute come sopra)
Miss BB: Mr P deve essere allergico a salire alla Doccia..forse perché pensa all’acqua..
Mister P: basta collegare la caldaia a una damigiana e il problema è risolto
Signor I: Uffa P io avevo pensato ad un vinellino fresco e leggero proprio per te..
Mister P: cos’è? Un pedro Ximenez demi-sec occhio di pernice solerizzato tenuto 400 anni in caratelli di bitume?
Signor I: noo, sarebbe troppo debole di corpo
Mister P: e un vino debole di corpo..fa cahare (umorismo ais)

La cena avrà luogo il prossimo martedì. Vi terrò aggiornati. State sintonizzati.

giovedì 19 luglio 2012

SERENDEPICO SI SERENDEPICO NO


È lunedì e sarebbe pure il mio giorno di riposo, invece sono al ristorante da stamani a sistemare il piccolo dehors che spero di riuscire ad aprire prima della fine dell’estate. Metà pomeriggio, vado avanti a succo di pompelmo e qualche improperio contro il barattolo di impregnante per legno che non si vuole aprire e mi sta mandando all’aria la manicure. Poi la voglia impellente, quasi di femmina gestante, di andare al ristorante o più precisamente di andare a provare la cucina di Damiano Donati. Signore fa che non sia chiuso il lunedì..

Serendepico si:
- si all’apertura anche di lunedì. Vivaddio. Il ristorante in estate è aperto tutte le sere.
- si alla vista sulla campagna lucchese: di notte le luci sono tutte brillanti, sia che siano quelle di una casa, di un fiume o di un capannone industriale di Capannori.
- si alla carta dei vini: ben fatta con etichette interessanti a prezzi quanto mai ragionevoli. Per esempio il Mario Schiopetto Bianco epoca 2000, a dir poco grandioso, stava lì a 30 eurini, per cui visto e preso, ma soprattutto seccato prima dell’arrivo della carne. Almeno ho avuto il tempo di smaltirne un po’ prima di rimettermi alla guida per Firenze. Ebbene si, il maschietto che m’accompagnava è caduto in catalessi ancor prima di varcare il casello autostradale di Capannori. Il prossimo “tre stelle maschio incluso” avrà da essere con uomo a prova di vini bianchi maturi. Sennò vai per una pizza e una birra alla spina..
- si ai tagliolini di farina Senatore Cappelli, olio, nigella e latte affumicato: ingresso delicato ma lungo finale che spazia da ricordi di funghi fino alla mandorla, senza presentare alcuno di questi ingredienti. Le foto che ho scattato al piatto in oggetto sono talmente raccapriccianti che il filtro di blogger le blocca come spam.
- si al predessert: un goloso cioccolatino bianco all’essenza di pino mugo. La prossima volta rinuncio al dessert in cambio di un vassoietto di questi dolci e aromatici bonbon

Serendepico no:
- al cameriere giovane, forse appena assunto, o magari chiamato a sostituire qualcun altro, che non aveva la più pallida idea di ciò che veniva servito nei piatti e che la sottoscritta (la rompicoglioni di turno) ad ogni portata chiedeva
- no alle zanzare nonostante lo zampirone sotto il tavolo. Questo ha poco a che vedere con la qualità della cucina certo, però con un servizio abbastanza rilassato, quasi un po’ lento, le zanzare hanno banchettato quasi quanto noi che stavamo al ristorante..
- no alla melanzana, miso d’orzo, origano e uova di coregone: tutto l’equilibrio sorretto dalla sapidità e acidità del miso, per cui tutto ok se ogni boccone comprendeva i 4 ingredienti. Se per caso perdevi il miso buonanotte ad  una melanzana povera di sapore e ahimè piena di odiosi semini.
  
I SI battono i NO. e le mie foto al solito non sono pubblicabili.

venerdì 13 luglio 2012

UN MARTEDI’ DA LEONI

Proprio così, un martedì da Leoni.. da Marcello Leoni.
Bologna, complesso di Porta Europa, una struttura ipermoderna, vetri e acciaio, sede degli uffici di Unipol. Il tassista che dalla stazione centrale mi conduce a destinazione, mi dice perplesso: “guardi signora, che io sappia questo è un complesso edilizio di altro tipo, qui non c’è nessun ristorante!” Fidati bel tortellino, l’ho studiata bene la strada per arrivare qui..
Una brutta scala in cemento rivestita di materiale antiscivolo mi conduce al primo piano di questa strana struttura che un po’ mi ricorda quelle della Défense. Solo che quella è la banlieue parigina e qui invece siamo a Bologna. Il panorama che mi si rivela al primo piano è completamente diverso: un giardino pensile, vialetti pedonali e il dehors di Leoni, che riconosco poiché all’ingresso stanno piantonati, guarda caso, due leoni di legno.
Varcare la porta del ristorante è entrare in un altro mondo: sotto a quel carapace d’acciaio che si proietta sulla strada, c’è un cuore caldo di legni chiari a definire la struttura portante: sembra di stare dentro al ventre tiepido di una balena, più che mai accogliente, in cui si propagano ritmi andalusi.


Poi parquet e tappeti, tovaglie avorio e poltrone dalla seduta comoda. I colori del sud della Francia sono rivelati da quei tavoli volutamente non  apparecchiati, e dalle sculture di cavalli di legno appese alle pareti, che ricordano tanto le passeggiate in Camargue.
Wow questo posto è spaziale, penso io, prima ancora di aver incontrato lo chef..
Ed eccolo che arriva, sorridente, capello corto con basetta che sfocia in barbetta grigiastra. Due occhi celesti vispi e furbi, contornati da una lieve occhiaia da bello e dannato. Si vede che c’ho un debole per l’uomo brizzolato..

L’involtino di pasta fillo ripieno di lumachine, su quenelle di patate affumicate e crema di carote è un’ottima partenza, cui segue la quenelle di scampi battuti, gelo di piselli e aria di prosciutto


Decisamente ricchi nel gusto e nella quantità  i ravioli all'amatriciana con carpaccio d'astice in salsa di pecorino: una porzione con 8 ravioli in un ristorante così è cosa non proprio comune.


Bello e colorato il pesce cappone con cialde di pecorino, verdure sautè e vongole al basilico


In conclusione la foto agghiacciante di un ottimo piccione in salsa di pere e zafferano in cialda alle spezie


La qualità delle foto è stata seriamente compromessa da diversi bicchieri di uno strepitoso Collio Bianco 1999 di Damijan Podversic. Standing ovation.

domenica 8 luglio 2012

INCONTRI

Con il ristorante chiuso a pranzo, sono spesso in città per sbrigare tutte le questioni che ho accumulato durante l’anno..insomma tutte le beghe possibili e immaginabili.
Qualche giorno fa sull’ora di pranzo avvertendo un discreto cigolio allo stomaco decido di fermarmi a prendere un panino al Caffé Dogali in viale Malta. Schiacciatina all’olio con doppia farcia di mortadella coi pistacchi e birrino: il menu dell’operaio in pausa pranzo, anche se indosso zoccoletti a fiori... Sono sola e non mi va di restare ai tavoli, per cui opto per una delle panchine all’ombra degli alberi del viale.
Un gran frinire amoroso di cicale, qualche auto, gente che entra e che esce dal caffè. Uno scooter parcheggia dal lato più ombroso del viale, vicino alla mia panchina. Un tipo in bermuda blu si toglie il casco e poi gli occhiali; per caso incrociamo gli sguardi. Continuo a sbirciarlo mentre attraversa la strada e si infila nel caffè.
Ne ho visti di peggio –penso io- mentre addento la focaccina..
Poco dopo te lo vedo uscire con panino e coca cola, attraversa la strada nella mia direzione, si sofferma ad armeggiare non so cosa allo scooter (mica lo potevo fissare insistentemente..), poi si volta e mi chiede: “mi posso sedere?”
Gulp! Proprio qui penso io, un rapido sguardo verso l’altra panchina posta a qualche metro: ci batte il sole. Ecco ora mi spiego perché vuole sedersi proprio qui..chissà cosa mi credevo..
Avrà si e no una quarantina di anni, capelli corti e un  pò spettinati dal casco.
“Si prego” e sfodero un sorriso a 32 denti, sposto la borsa in fretta facendo cadere in terra qualche ammennicolo, che lui prontamente raccoglie. Noto che non porta la fede..deformazione femminile.
Mi vengono in mente le pagine della Rossana Campo, “Tesoro (è il dialogo tra due amiche), per una donna che ha superato i 35 è praticamente impossibile imbattersi in un maschio che sia libero e allo stesso tempo anche decente. Dopo i 35 o sono sposati o sono gay o sono psicopatici. Spesso sono anche tutte e tre le cose insieme”**
Accidenti alla Campo, basta ho chiuso coi suoi romanzi.
Gli scruto subito il panino..prosciutto mi pare di capire dal grassetto che pende e nero di buccia di melanzane.
Però!  -penso-.. se non fosse per la coca cola.. Ha pure un contenitore monoporzione col latte alla portoghese. Io odio il latte alla portoghese, il maschietto che lo ordina fa troppo stile “è più buono quello della mamma..”.
In silenzio, così, consumiamo il nostro panino, due sconosciuti quanto mai diversi, così banalmente simili all’ora di pranzo.

** Duro come l’amore, Rossana Campo, ed. Feltrinelli

giovedì 5 luglio 2012

STRANE RICHIESTE


Qualche sera fa viene a cena da me un’amica che possiede un piccolo e molto carino agriturismo qui in zona. Dalla stalla  sono stati ricavati due piccoli appartamenti. Profonda campagna, alcuni km dopo Doccia direzione Galiga, siamo alle pendici del monte Giovi.
Si parla del più e del meno e di come sta andando la stagione turistica. Finiamo a ridere a crepapelle a raccontarci le richieste più strane che certi clienti ci hanno fatto. Ecco alcune perle.
Un riso al pomodoro. La richiesta non proviene né da un anziano, né da una persona che all’apparenza risulti gravemente malata. Un riso in bianco forse.. -poverino ti posso capire-, un risotto..- e allora condivido-, ma il perché di un riso bollito al pomodoro it’s a mistery to me..

Sono dei giovani italiani, a pranzo con amici credo. Hanno un bambino che dopo aver strillato a dovere si è addormentato. Mi chiedono se ho una stanza al buio, tipo la dispensa per mettere il passeggino col bambino che dorme. Mento spudoratamente davanti alla porta in alluminio recante la scritta “privato”, ovvero la dispensa..

È una famiglia di tedeschi, e mi chiede la salsa di soia. Credo che ci volessero condire l’insalata o ancor peggio gli zolfini, dal momento che non serviamo nient’altro che necessiti di essere condito.. tanto meno con la salsa di soia.
Tanto per fare chiarezza, ho solo della maionese e del ketchup, per quelli che inquinano le patate del mio orto, sbucciate e tagliate a mano. Ho della mostarda à l’ancienne e non ho Garum né nam pla. Siete avvisati.

Tra le richieste più gettonate: il bicchiere di chianti bianco. C’è chi, volendo sincerarsi che proprio di un chianti si tratti, aggiunge “È fermo vero?”
Altro che fermo, fermi tutti..vuole che serva un prosecco rosso per la signora?

Tra le richieste pervenute all’amica Gabri, oltre ad “avete una spa?” “e il kindergarten?”, una spettacolare richiesta sulla colazione:
 “avete latte, yogurt e cereali?” Si certo;
“pane burro e marmellate?” Si naturalmente;
“torte?” Si si ovvio
“salumi e formaggi?” Ok possiamo provvedere
“sushi?”
no, non abbiamo sushi, però –le avrei detto io-  posso farle trovare del peposo a colazione, ideale per un tuffo in piscina a seguire.. e la piscina non possiede le onde artificiali, qualora lei fosse interessata..

lunedì 2 luglio 2012

SPESA AL SUPERMERCATO: ALCUNE OSSERVAZIONI

La lista: al supermercato diventa necessaria, non si va senza il foglietto di “cosa manca in casa”, appeso con la calamita al frigorifero e compilato metodicamente mano a mano che le cose finiscono.
Mentre ad andare per negozi la lista è quasi inutile: se devo andare dal fornaio so che devo comprare il pane, se mi devo fermare dal macellaio non ho bisogno di scrivere nella lista: carne.
Io detesto le calamite sul frigo e la lista la compilo all’ultimo momento, prima di uscire di casa, alla rinfusa tipo: latte, zucchine, shampoo, pulipavimenti, pesche, yogurt e così via. Questo mi costringe a scorrazzare su e giù per le corsie, su e giù dalla scala mobile e talvolta ripasso dal via anche tre volte. Succede molto spesso che dimentichi la lista sul tavolo di casa, dopo aver infilato in borsa le chiavi..

La disposizione della merce lungo l’ipotetico percorso del consumatore dall’ingresso fino alle casse. È studiata nei  minimi particolari, per invogliare all’acquisto, non certo per facilitarti nella spesa, almeno credo. Ma una cosa mi lascia perplessa: frutta e verdura sono i primi che si incontrano dopo essersi muniti di carrello, per cui mi trovo costretta a adagiare il boccione della varechina o il sacco della pappa del cane (posti al termine del percorso), sulle pesche noci e sui pomodori maturi per non dover svuotare  il carrello a fine corsa.  Il senso mi sfugge.

L’altezza degli scaffali: esagerata per quella fetta di popolazione che come me raggiunge a stento il metro e mezzo. E poi si da il caso che i prodotti che mi interessano stanno sempre in cima e mi tocca chiedere a qualcuno che passa per di lì “scusi mi potrebbe prendere quello shampoo, sa io non ci arrivo”. Meno male che gli assorbenti stanno ai ripiani più bassi..

La musica che si diffonde dagli altoparlanti. Fine ultimo: rilassare il cliente e distrarlo fino a fargli comprare anche l’inutile. Spesso passano Bittersweet symphony, dei Verve, sarà l’effetto “benefico” degli archi a predisporre il consumatore all’acquisto compulsivo.. Perfetto, se non fosse per le continue comunicazioni di servizio che interrompono la melodia:
-Stornooo alla cassa cinquueeee-
Oppure
-Un addetto è desiderato al reparto latticiniii con la massima urgenzaaaa-
Con quella intonazione unica e distintiva da supermercato: una sorta di nenia recitata con una inflessione che stride, tanto è artefatta. Chissà perché non effettuano le comunicazioni di servizio con la normale cadenza della lingua italiana.
Se qualcuno al ristorante mi parlasse in DDD (dialetto da discount) e mi chiedesse con quel tono cantilenato: “è pregata di portarmi il formaggioooo” lo prenderei per matto.
E forse al supermercato/manicomio diventiamo un po’ tutti svitati e fuori di testa. Ci vorrebbe una nuova Legge Basaglia..