giovedì 27 dicembre 2012

A CASA MIA NON E' NATALE SE..

Se sulla mia tavola imbandita per la cena di Natale non ci sono nell’ordine
  • l’insalata russa, la soviet salad come la chiamiamo in famiglia, colei che rende dignità alle carote e alle patate lesse, grazie all’oscena sensualità di una maionese ben fatta. E non sottovalutate la capacità liberatoria di frustare la maionese, quale spurgo da stress prefestività..
  •  i tortellini in brodo, che ormai per il secondo anno consecutivo son diventati dei cappelletti all’uso di Romagna (7° ricetta nel libro dell’Artusi) in brodo di cappone, perché come raccomanda il gastronomo “questa minestra per rendersi più grata al gusto richiede il brodo di cappone, quel rimminchionito animale che per sua bontà si offre nella solennità di Natale in olocausto agli uomini”. E non fissatevi sulla fatica di realizzare cappelletti grandi come una mentina o poco più: le dimensioni sono decisive per il risultato finale. Ma c’è di più, e quel di più è per colpa del buon Paolo Teverini. Avete presente quel bel grasso che affiora dal brodo di cappone? Ok toglietelo e mantecateci i cappelletti cotti al dente nel brodo, che poi servirete a parte in tazza. E io l’ho fatto, l’ho fatto per due volte.. Teverini non t’avessi mai incontrato! La ricetta è complessa e un tantino opulenta, ma è perfetta nel suo insieme, e una ricetta perfetta non si cambia. Tenetelo a mente.
  • i piselli surgelati cotti con la "carne secca" (rigatino): da sempre ci son stati nei Natali di cui conservo memoria e mia nonna  si raccomandava  che fossero i pisellini primavera, non quei piselli novelli cicciuti, a detta di lei troppo dolci.. e a questo proposito care amiche converrete con me che questo è l’unico caso in cui son da preferire i pisellini fini..
  • le confezioni di polistirolo con i datteri allineati e la forchettina di plastica bianca a forma di ballerina. Quando mi son recata per studio in Tunisia per apprendere le tecniche irrigue in condizioni di aridità, ho cercato disperatamente le signorine/ballerine con la gonna in paglia, ma ho trovato solo uomini in jeans che giravano per le piantagioni di datteri col motorino. Babbo Natale non è il solo che non esiste..

lunedì 17 dicembre 2012

CIBI PATRIMONIO DELL’UNESCO


“La pasta d’acciughe Balena andrebbe candidata come patrimonio dell’umanità”. Così inizia il divertente ricettario di Elena Loewenthal, Il mio piatto forte, ovvero la cucina ai tempi di Facebook, edizioni Einaudi.
Divertente a patto di non soffermarsi su un paio di ricette tra cui la pappa al pomodoro che, durante la cottura, come suggerisce l’autrice al fine di ottenere un effetto più raffinato, conviene passare al frullatore a immersione (prego?).
Tecnicamente turbodisintegrare col minipimer la pappa al pomodoro non la rende inedibile: infatti se si sfoglia il libro dei Guinness World Records ci si rende conto che si possono mangiare biciclette, ingoiare tratti di rotaia, apprezzare la croccantezza di una blatta orientalis. Semplicemente l’omogeneizzato di pappa al pomodoro non è la pappa al pomodoro toscana e per di più è una cosa infame, cioè la fame la fa passare. La ricetta è a pagina 97: nessun problema, voi saltate direttamente da pag 96 a pag 98 e proseguite sereni la vostra lettura..
Mi scuso per la digressione sulla pappa, in realtà volevo parlare di altro. Se la pasta di acciughe per la sua versatilità risulta essere un ingrediente strepitoso, pensavo a quali altri ingredienti possono candidarsi insieme al lei per l’ambito riconoscimento UNESCO.
Di sicuro la scorza di limone, di sicuro la noce moscata e altrettanto sicuramente l’olio extra vergine di oliva.
Altri candidati?

giovedì 13 dicembre 2012

IN VINO VARIETAS


“In Vino Varietas”, questo il titolo dello spettacolo con il quale mercoledì scorso l’AIS Delegazione di Firenze ha debuttato a teatro.
Il sipario si apre con un brano della Cavalleria Rusticana, in cui il venerato Delegato veste i panni di compare Turiddu. Ed è nota a tutti la triste fine che lo attende. “Se alla prima scena fanno fuori il temibile Delegato..beh si comincia bene!” mi vien da pensare..
Ma è il vino il vero protagonista degli sketch che seguono, altamente autoironici, un po’ come a voler dire “in barba a tutti quelli che pensano che i sommelier siano solo degli spocchiosi sofisticati, che si prendono troppo sul serio”.
E si ride, si ride di gusto, complici i buffi travestimenti e le interpretazioni “magistrali” degli anziani, pardon, i veterani della delegazione che fanno i cenci alle nuove e giovani leve.

Esilerante la scena dal titolo Svinitaly: i grandi vini della toscana dialogano prima di andare a cena e Bruno l’ilcinese, impeccabile per eleganza e austerità, sfodera un linguaggio forbito interrotto da frequenti intercalari “maremma impestata di merlot!”. Perde poi irrimediabilmente il suo aplomb per correre dietro a una giovane bianca vergine dell’Empolese (si sa,  il mondo va così.. anche a Montalcino) tra gli sguardi di disapprovo di Verna e Santino, altri due noti vini toscani: o provate a indovinare quali?
E all’insidiosa domanda di Vinosfuso: “senti Bruno ma chi è meglio tra te e Barolo?”, Brunellino con falsa modestia dice di essere lui il migliore, perché “io almeno un mi so’ mai chinato” (a 90° s’intende!).
Il sipario si chiude con La Traviata e gli attori che si abbandonano al valzer cantando e brindando insieme al pubblico:
Libiamo libiamo ne’ lieti calici
Che  la belleza infiora
E la fuggevol fuggevol ora
S’inebrii a voluttà
Libiamo ne' dolci fremiti
che suscita l'amore,
poiché quell'occhio al core onnipotente va
Libiamo, amore fra i calici
più caldi baci avrà.

lunedì 10 dicembre 2012

MASSIMO BOTTURA: LA PUREZZA DEL SAPORE

Eataly Roma. Serata conclusiva del ciclo di incontri “Il romanzo popolare dell’alta cucina italiana”.
I grandi interpreti della gastronomia italiana degli ultimi cinquanta anni raccontano le loro esperienze, in un viaggio che è partito da Mirella Cantarelli e si è concluso con il più grande: “un italiano in vetta al mondo, la tradizione che diventa emozione": è la volta di Massimo Bottura.
Io e la mia degna compagna di trasferte gourmet Stefania Pianigiani siamo lì in pole position.
A occhi chiusi ci lasciamo  condurre in un viaggio lungo il Po, dall’Adriatico a Modena: in un cucchiaio ci sono l’Emilia e la Romagna, c’è il sale di Cervia, lo scalogno di Romagna, il porro, i tartufi dei colli modenesi, i funghi. Sta tutto lì dentro quel piccolo boccone, che esplode in bocca scandendo i sapori nitidi uno a uno in magistrale equilibrio. È il sapore della terra, del bosco e del mare e un omaggio a coloro che in quella terra hanno le radici.
A seguire la potenza della tradizione che si esprime in un risotto cacio e pepe, omaggio dello chef a uno dei piatti simbolo di Roma che stasera lo ospita. Vialone nano, cotto in acqua di parmigiano, separata dalla sua parte proteica e poi da quella grassa, ovvero il “Fiore di Parmigiano” con il quale si realizza la mantecatura. A completare una spruzzata di acqua di pepe, frutto della distillazione di sei pepi diversi. Direzione Umami. Perché questo risotto non ha note di grasso, non è dolce né salato, non è amaro né acido: è semplicemente saporito. E cosa c’è di più vicino all’ umami se non il Parmigiano Reggiano? Ed ecco che per il risotto si utilizza non un semplice brodo ma un vero e proprio dashi emiliano (passatemi il termine), in cui il Parmigiano fa le veci di alghe kombu e katsuobushi. Risultato: la purezza del sapore.
È stata la seconda volta per il mio palato. E la prima fu all’Osteria Francescana.

mercoledì 5 dicembre 2012

NONNE FAMELICHE

Sala gremita di vecchiette in gita domenicale. Hanno prenotato un intero pullman per venire a trovare il loro ex parroco, che adesso si occupa della Pieve di Doccia e di alcuni paesini limitrofi.
Al momento della prenotazione si stabilisce un menu e l’organizzatrice si raccomanda che sia leggero e non esagerato nelle quantità: “sa, siamo tutti anziani!”
Le una in punto; dal pullman scende una processione di nonne in scarpa ginnica bianco latte, alcune munite di bastone, altre in giacca a vento dai colori sgargianti.
Prima di sedersi a tavola tutte in coda per il bagno, ci vorrebbe il numerino come dal pizzicagnolo onde evitare scene del tipo : “c’ero prima io!” oppure “venvia fammi passare che un la reggo più..”
Qualcuna distratta (o forse furbetta?) entra nella dispensa chiedendo “è questo il bagno?”
No signora non me la faccia nella cella frigo per carità..
Finalmente tutte a sedere, hanno fame e il prete decide di posticipare il discorso di benvenuto: le signore vogliono mangiare mica discorsi!
Iniziano le danze: i crostini, i salumi, le tagliatelle, i ravioli, l’arrosto, le patate al forno, le rape saltate, la torta al caffè. Altro che club della terza età, questo è più un football club dopo il big match.
Condivido l’evento delle nonne/rugbiste su facebook e qualcuno mi mette in guardia: occhio che ti sfasciano il locale con una mega rissa.
Il rischio c’è: si lanciano sui vassoi con forchette minacciose, si litigano il fegatello, mi richiedono i ravioli ai carciofi: “lei ne ha presi 5 e io solo 3”; “a me non sono toccati i crostini coi porri..”. Qualcuna si lamenta “ah ci sono solo due primi? Perché un s’è scelto i’ trittico?”
Un'altra con capello grigio-celeste: “oh pallina ascolta (pallina sarei io): icchè l’è faraona questa? Assunta che lo vuoi un pezzo anche te?”,
 “ovvia giù dammelo, unn’ho preso nemmeno i’ tè stamani..”
Dopo il caffè pimpanti e fresche come rose si apprestano a risalire sul bus: le attende una visita al presepe e a seguire l’ora di meditazione; “oh Gina tanto dopo i canti e ce lo faranno un rinfreschino..”

venerdì 30 novembre 2012

UOMINI E COCKTAILS

-dai racconta e allora?
-e allora mambo, mambo sudando*?- canticchia l’Aurora
-rumba senza baci né carezze**?- incalzo
-con gli occhi chiusi***? prosegue l'Aurora sull'onda della conversazione artistica
al che la Marta sgrana gli occhi: -no mai!
-tranquilla era una citazione, per carità non sia mai, - si riprende l'Aurora
- beh allora è meglio dire senza parole- parla la Marta con voce sommessa, e ci confessa di non ricordarsi il nome del tizio dell’altra sera. La cosa è andata più o meno così: lui si è presentato nella confusione del locale, la musica alta ecc., e lei dice di non aver sentito (??), poi hanno cominciato a ballare e poi a chiacchierare fitto fitto sulle poltrone e: “mica avevo bisogno di chiamarlo, mi stava appresso come una cozza, per cui non mi è venuto di dire ehi scusa ma come ti chiami?”
Fatto sta che adesso ha il suo numero, ma senza un nome.
Io e l’Aurora ci schiantiamo a ridere, questa è la cosa più cool che ci sia capitata!
Il seduttore senza nome, l’anonimo rimorchiatore, l’amatore ignoto, lo sconosciuto cicisbeo: qui c’è roba per decine di post, addirittura per un intero romanzo rosa.
-Marta non ti preoccupare glielo troviamo noi un nome!
-dicci cosa avete bevuto e avrai nome e cognome..
-ma che no so, ha ordinato lui per me..
-ma era più una roba da Tia Maria e Tio Pepe o da Batida de cocco?
-uffa non mi ricordo, c’era del ghiaccio..
-eh in effetti col ghiaccio il campo si restringe molto..
-così non arriviamo da nessuna parte- commenta l’Aurora, dobbiamo cambiare approccio e attacca:
-lo definiresti un tipo languido e triste, una sorta di Blues curacao o più l’uomo da paura, l’Applejack il terribile?
La seguo: -o magari il bel meridionale verace e protettivo insomma un Southern Confort?
-e se fosse il minorenne Granatina e Angostura?! grida inorridita l’Aurora
Passiamo in rassegna tutto il superalcolico ingerito in trent’anni, dal Triple sec all’Amaretto di Saronno, dal Baileys al Cognac fino a che io non Caipirinha più una mazza, e appisolandomi sulla poltrona le ho lasciate a ragionar di Bellini..

*E allora mambo, Vinicio Capossela. Un cult
**Rumba senza palme né carezze, a cura di Danilo Manera. Ed. Feltrinelli. Da leggere
***Con gli occhi chiusi, Federigo Tozzi. Ricordi di liceo..


mercoledì 28 novembre 2012

CUCINA INTERNAZIONALE


Estratto di una conversazione qualunque nella cucina del ristorante.
Siccome ho comprato alcuni piatti nuovi all’Ikea,  mia mamma è tutta esaltata: “guarda come risalta l’osso buco col cavolo nero su questo piatto colorato. Eh questi americani son proprio bravi..”
-Mamma l’Ikea è svedese..
e la vedo che si sofferma pensierosa sull’ubicazione della Svezia. Operazione che richiede parecchi secondi: c’è tutto l’oceano Atlantico da attraversare.
-Ah vicino al Polo Nord, da dove parte babbo natale?
-più o meno giù di lì, dove ci son le renne, le slitte, i mercatini di Natale..-
-anche alla Consuma fanno il mercatino natalizio..
(..) 
Poi si rivolge al nostro mitico lavapiatti di origine cingalese (che ho già presentato qui): -Senti Chris ma come si dice rosticciana in giapponese?
-Io non sai, io sono di Sri Lanka..- risponde sorridendo con i denti bianchissimi che gli risaltano sulla carnagione scura
-e per di più non mangia maiale, mamma ma cosa gli vai a chiedere?
Meglio buttarla sulle costine di maiale perché con mia mamma la geografia è tempo perso; ricordo la volta in cui chiese al fornitore di stoviglie l’indirizzo per andare a Bavaria perché si voleva comprare un bel servizio di porcellana..
E mentre pulisce i carciofi riprende la conversazione rivolgendosi a Chris: -ah io l’ultima volta ho mangiato così male al ristorante cinese, e da allora non ci sono più tornata –
Visto che col Giappone gli è andata male ci riprova con la Cina, che si sa è tanto grande che magari da qualche parte c’è pure lo Sci Lanka, come lo chiama lei..
Chris inizia a ridere a crepapelle e mi rivela a bassa voce: -io mai stato a Cina, però non dire a tua mamma..
(continua..)

lunedì 26 novembre 2012

I VINI DEL PIEMONTE

Martedì 27 novembre alle ore 21 presso i locali della sezione soci Coop di via Vittorio Emanuele appuntamento coi vini del Piemonte. Degustazione guidata da Simone Pratesi e dalla sottoscritta. Ai vini saranno abbinate alcune preparazioni   a cura del Ristorante  
 IL MACCHERONE.
Costo della serata 20€. Parte del ricavato andrà al Cuore si Scioglie.
Prenotazioni al 0554376343
Questi i vini della serata:

Vigneti Massa, Timorasso Derthona DOC 2010
Burlotto, Verduno Pelaverga DOC 2011
Carussin, “Lia Vì” Barbera d’Asti DOCG 2011
Conterno Fantino, Dolcetto d’Alba Bricco Bastia 2011
Fontanabianca, Nebbiolo Langhe DOC 2009

Carussin, “Filari Corti” Moscato frizzante


e chi manca è un astemiooo!!

giovedì 22 novembre 2012

LA CENA VIOLA

Sciarpe tese, bandierine posizionate, trombette da stadio: è tutto pronto per l’esercito di tifosi d’ogni genere e sorta che tra poche ore sbarcherà sull’ebbro colle di Doccia.
Sta per avere inizio la Cena Viola, che suona un po’ della serie: festeggiamo ora che siamo nelle zone alte che tra qualche mese chi lo sa..
Mettere a punto un menu dedicato alla rosa dei calciatori gigliati non è stata cosa facile, visto che il mio interesse per il calcio è più o meno simile a quello che può provare un elefante nei confronti dell’ origami.
Alla fine credo sia uscito qualcosa di simpatico, che mio fratello, ultrà dalla nascita ha corretto da strafalcioni tipo: “sabri Camporella non esiste, si chiama Omar Camporese..” oppure: “scusa sabri vorrai dire Haris Seferovic, perché Milosevic non mi pareva esattamente un calciatore..” e per concludere “Sabri ma due fili di fieno e paglia alla Roncaglia?” e io: "non conosco la ricetta, come sarebbe questo sugo?”

Menu

In attacco Crostino Caldovetic
Centrocampo o centrotavola: Tagliatelle di collina e Montella
TortellToni orto e Camporese
Piatto della Punta: Arrostovjic al forno
Dolce Cuadrado e Giulio Migliaccio

mercoledì 21 novembre 2012

DECRETATO IL VINCITORE!!

Assolutamente divertente la serata trascorsa ai fornelli a preparare le ricette finaliste del concorso indetto da Edile think.
Queste le ricette con tanto di vino in abbinamento:
- polpettine di piselli vegane su crema di riso: chiara ispirazione ai risi e bisi. Veltliner 2010 Manni Nossing, Alto Adige DOC
- polpette di ceci crema di yogurt ed erbe aromatiche, insalatina fresca e cumino. Malvasia 2011 Renzo Sgubin, Friuli Isonzo DOC
- lasagnette di pane carasau, pollo, speck, parmigiano basilico, pomodorini. Verduzzo 2011 I Clivi, Colli Orientali del Friuli
- pasta fagioli e cozze. Chardonnay 2011 Maso Furli, Trentino DOC
- paccheri Maracaibo ai frutti di mare. “Talento “ metodo classico Arunda brut, Alto Adige DOC

La giuria ha votato aspetto/presentazione del piatto, originalità della ricetta, aspetti degustativi come odore, sapore consistenza e
infine l’armonia complessiva del piatto.
Troppo divertente vedere i giurati in una veste seria che mai prima d’ora gli ho visto addosso (per lo meno nelle occasioni in cui si son
seduti in questa sala): visi concentrati, penne che scrivevano, qualcuno che fingeva di scopiazzare dal giurato accanto.
E poi l’incredibile conteggio finale, rifatto più volte, perché ogni volta uscivano numeri diversi, quasi quasi li gioco sulla ruota di Firenze.
L’effetto di quei bei vini iniziava a farsi sentire pesantemente, le dita non rispondevano ai comandi e si improvvisano protagoniste
pigiando numeri diversi sulla tastiera della calcolatrice. Fare le somme a mezzanotte richiedeva di stare molto “addendi”..
E poi ancora un incredibile pareggio: le prime due ricette classificate con lo stesso punteggio!
E vai con la discussione, le argomentazioni a favore dell’una o dell’altra ricetta, la votazione finale per alzata di mano: 5 a 5. Si vota di
nuovo. C’è il sospetto di brogli nello spoglio delle schede..
Alla fine la vincitrice..che però non rivelerò: andate a visitare il sito Edile think!!

venerdì 16 novembre 2012

PREPARATIVI PER IL CONCORSO


Martedì finalmente sarà decretata la ricetta vincitrice del concorso indetto da Edible Think.
Io e lo chef a domicilio Alessio Cona, ci cimenteremo nella realizzazione delle 5 ricette finaliste e una giuria di bocche esperte ne eleggerà una, la regina della serata.
Tutto questo si svolgerà nella cucina de Il Maccherone, che vedrà all’opera per questa sera un cuoco che parrebbe giovane e bello al posto del vecchio Aldino, capello bianco cotonato.
La giuria sarà composta da quattro penne virtuali che scrivono di cucina (tastexperience, viacolvino, honestcooking, chez fabio), mentre un paio di ospiti costituiranno la giuria popolare. In abbinamento vini scelti con la collaborazione del fine conoscitore pratese, nonché palato esigente signor Palmapietro.
Giuria severa nello scandagliare le varie portate e incorruttibile nel giudizio dell’operato dei due cuochi. Dunque buon chef Alessio, niente rum agricolo con la scusa dei paccheri, che se ci si distrae siamo fottuti..

giovedì 15 novembre 2012

IL VINO FA CANTARE


Stavamo passeggiando per il centro, io e l’Aurora, tra gli olivi in piazza del Duomo e soprattutto tra le vetrine di via della Vigna. Guardare ma non toccare.
-Sabri perché non restiamo a cena fuori anziché tornare a casa?
Domanda inutile, sa perfettamente che per un ristoratore non c’è gioia più grande di quella di sedersi al tavolo di un ristorante altrui.
-Ok si va da Pane e Olio.
Avrei voglia di bollicine e in carta hanno un bel Abate Nero, che ho conosciuto in una delle degustazioni che ogni tanto organizzo per la Coop.
-È buono sabri?
-Si direi di si; ora non ti aspettare un Crystal ma è un ottimo trento spumante..
L’aurora tace per un po’, non ha colto la battuta;  mi sa che l’unico Crystal che conosce si chiama Billy e fa l’attore. E infatti
-poi però non ti mettere a guaire come Meg Ryan al ristorante in Harry ti presento Sally- e poi aggiunge- io dico che se incontro uno che mi fa fare quei versi lo sposo in quattro balletti.
-Ora considerando che in trenta anni manco l’ombra, applicando le regole del calcolo delle probabilità classico, che come tu sai si riferisce ai casi possibili che un evento avvenga..
-Ok ok- mi interrompe bruscamente,- è meglio cambiare vino, questo Abate Nero mi ha già fatto innervosire.. dai prendi quell’altro che avevi visto quell’Arnese lì del Piemonte
Per l’esattezza è un roero Arneis del 2011, dell’az. Agr. Valfaccenda situata sulle colline intorno a Canale. Ecco un esempio di come si può bere bene al ristorante con 16€, a patto di non fissarsi sull’etichetta, diciamo migliorabile. Freschezza e sapidità le sue doti di spicco, un profumo grazioso e composito che in realtà non mi aspettavo (devo dire che ero partita un po’ prevenuta), insomma un prodotto estremamente bevibile: io e l’Aurora (e la bottiglia vuota) possiamo confermarlo.
-stavo dicendo a proposito delle probabilità di acchiappare quello che ti fa urlare- e mi interrompe di nuovo
-tu stai zitta, l’ultimo squinternato che ti eri rimorchiata, la prima cosa che ti ha chiesto è stata se sapevi fare il lesso rifatto con le cipolle!
-quello cercava una moglie, sennò come ti spieghi un tale interesse per il lesso?
-io dico che semplicemente era già bollito lui
-un bollito senza salsa e come vedi me ne sono tenuta alla larga..e con un discreto successo direi.
-questi successi ormai sono la tua specialità: sei una vera campionessa nel salto al largo del maschio.
Continuo a mangiare le mie seppie con spinacini ma d’un tratto mi paiono più dure da ingoiare.
-Toh beviti un altro po’ di questo Arnese (riferendosi all’Arneis)
e come ogni buon vino lui fa quel che deve fare: ci rende allegre e un po’ brille tanto che mentre camminiamo per smaltirne l’effetto l’Aurora attacca una canzoncina stupida: “ci son due cocchebrille ed un orango tango, due giovani pulzelle e l’aquila reale..”
io la seguo d’istinto e grazie al vino che ci fa cantare ci scordiamo dell’agognato superman che ci farà urlare.

giovedì 8 novembre 2012

ANCHE NOI A DEGUSTIBOOKS

Che fate sabato all’ora di pranzo?
Non prendete impegni e fatevi una giratina per il centro. Poi in tarda mattinata fermatevi all’ex tribunale di piazza San Firenze: inizia il Degustibooks. E noi, dopo la bella esperienza dell'anno scorso ci risiamo!!
Questo il programma ufficiale di sabato 10 novembre:

ore 12 Spazio LUBE

Presentazione del libro Sapori & Saperi. Cibi, ricette e culture del mondo di Anna Casella Paltrinieri con prefazione di Carlo Petrini, Editpress. A colloquio con l’autrice Giuseppe Calabrese. Letture di Chiara Martinelli.
Food Show condotto da Leonardo Romanelli: cucina dal vivo con Sabrina Somigli del ristorante Il Maccherone di Doccia, Pontassieve.
I vini della Casa vinicola Cecchi con Miria Bracali nel Salotto di Leonardo.

Io e la cara amica chef Grazia Acanfora, ci cimenteremo nella realizzazione di ricette che traggono spunto dal libro Sapori & Saperi, presentato in contemporanea.
Ci sarà da divertirsi.
Non mancate!!!

mercoledì 31 ottobre 2012

PICCOLO SPAZIO PUBBLICITA’


La televisione nel ristorante sta accesa in continuo. Nessuno la guarda, ma per volere del cuoco patron/despota, alias mio padre, siccome c’è va sfruttata; non importa su quale canale è sintonizzata, vanno bene anche i canali a 3 cifre con le televendite di extension per capelli, purché il volume sia sufficientemente alto da impedire ogni possibilità di concentrazione o riposo o dialogo nella saletta del bar.
Puntavo sullo switch off per eliminarla, conquistare un meritato silenzio e soprattutto risparmiare qualche soldino. Si perché quella stupida scatola nera, ogni anno tra canone per esercizio pubblico, siae e compagnia bella mi costa quanto una settimana a Zanzibar albergo 4 stelle, volo incluso.
La sera a fine servizio non posso fare a meno di guardarla, mentre riordino il bar, lavo i bicchieri, sciacquo le tazze del caffè, lavo i filtri ecc. Mio padre ancora in divisa, con la cuffia che gli scivola fin sul naso, sonnecchia sulla sedia mentre la TV macina immagini, le musichette ronzano e le pubblicità scorrono. Il fatto è che se mi accingo a spengerla, tac magicamente mio padre si sveglia, borbotta, la riaccende e si rimette a dormire.
Per cui mi rassegno a seguire metodicamente le offerte di Lidl, quanto è profumato il bucato col Dixan e la magnifica tenuta di strada di auto che non mi potrò mai permettere. Tra gli spot degli alimenti imperano le famiglie felici e numerose, le cucine che sembrano campi da calcio, atleti che mangiano schifezze e altre scene più o meno terrificanti.
Il mio gradimento assoluto va ai seguenti spot:
-         Tonno insuperabile: 170 grammi di bontà in olio d’oliva. Fine. 9 secondi, un record. Per scelta non mangio tonno in scatola da anni, ma ti ringrazio signor marinaio  per non avermi rubato più di 10 secondi per raccontarmi il tuo prodotto. Sulla falsariga del tonno: “per te e per gli amici Tassoni”. Stop. Qui si raggiungono i 15 secondi per colpa di una musichetta skip intro;  digeribile lo spot, anche se per me e per i miei amici va benissimo un caffè..
-         a breve cominceranno a martellarci con gli spot natalizi. Uno lo salvo ed è il panettone Balocco: il babbo/nonno coi baffi bianchi che incarta i panettoni uno a uno li carica all’alba sui camioncini e li saluta dicendo “fate i buoni!”. Dagli spot con Heather Parisi ne ha fatta di strada la Balocco..
-         regina incontrastata di tutte le pubblicità, quella del parmigiano reggiano: “L’intrusa”. Una vacca qualunque tenta di imbucarsi nel praticello delle vacche selezionate, ma l’attento allevatore, la rispedisce fuori: “ascorta bellina tu mi fai sforare le quote latte, vedi di tornà a fa’ le sottilette che un c’ho più voglia di andare a intasare l’autostrada col trattore”. No forse mi sono confusa non mi pare che le sue parole siano esattamente queste..






sabato 27 ottobre 2012

APPUNTI DAL SALONE DEL GUSTO


Note del giovedì.
- Niko Romito: non c’è più posto per il suo show presso lo stand della Garofalo.
Mica mi do per vinta.. dopo un mese di Irlanda e decine di invasioni di proprietà a caccia dei quattro dubliners più famosi mi spaventerà uno stand di carton gesso?
Ormai son così abile a imbucarmi che riesco pure a conquistare una posizione ottimale per vedere lo chef all’opera. Non solo, pare che oggi la fortuna mi assista: qualcuno ha lasciato un malloppo di carta incustodito vicino a me e mi ci casca l’occhio: Azz ci sono tutti gli appuntamenti più cool della giornata, ho fatto bingo!
“scusi signora quel dossier è mio”, è la voce di un fotografo che reclama il suo programma.
Dossier, quale dossier io non vedo niente, no no io non ho in mano nessun dossier..
Addio ad un altro paio (come minimo) di imbucate clamorose.

- Lo stand di Gabriele Bonci non lo posso saltare. Non tanto perché abbia voglia di pizza qui al salone, ma perché della sua pizza è tutto un gran parlare: “buona e cara”, gli aggettivi più comuni per identificarla. Mi paiono calzanti; il prezzo è certamente sostenuto dalla qualità di quel trancio di pizza, con triplo condimento, sebbene la mia scelta sia caduta su una margherita bianca con pomodorini datterini che stava uscendo dal forno. Mi aspettavo qualcosa più di impatto, tuttavia con un condimento così semplice mica mi potevo aspettare la persistenza di un tartufo?
La prossima volta opterò per quella con le acciughe del Cantabrico, foss’anche del giorno prima.

- nello spazio Caffè Letterario, che vale la sosta perché essendo sopraelevato offre una bella panoramica del padiglione due, ho fatto un piacevole incontro con due blogger e una giornalista, che mi hanno parlato della loro esperienza lanciando spunti che ancora mi ronzano in testa.

Note  a piè pagina:
- Manca il guardaroba. Per trovare il deposito bagagli ho impiegato un’ora, non perché sono ritardata, semplicemente perché le indicazioni portavano in un posto vicino all’ingresso, quando in realtà in der posto non c’era nessuno. Servizio info inesistente. La fortuna mi ha fatto incontrare uno dei volontari, (per la precisione l’ottavo a cui ho fatto la stessa domanda), che mi ha detto: non so niente, ma vedo che molti espositori vanno in quella direzione coi bagagli. Insomma il deposito bagagli sta esattamente nella parte opposta all’ingresso, si devono attraversare tre padiglioni, la zona di enoteca toscana, l’area street food, tutto l’Ovale con i presidi esteri e poi in fondo in fondo, dietro l’ultimo stand della nazione più sperduta del pacifico c’e un piccolo cartello in cartone scritto col pennarello: BAGAGLI/LUGGAGE. Ho visto molte persone girare per il salone col trolley..

- L’acqua: inutile che ci si vanti di aver inserito punti di distribuzione dell’acqua di rubinetto gratis, se poi sulla cartina non sono segnalati, a occhio nudo sono invisibili e per non morire di sete si devono sganciare 1,5€ per mezzo litro di acqua al baretto griffato Autogrill.

Per tutto il resto il salone è magnifico, come sempre.
  

martedì 23 ottobre 2012

SPRTIZ PER SCIMMIETTE

Come ogni martedì si celebra il rito dell'aperitivo.
Le mie amiche mi aspettano al bar, a quello sull’angolo dove c’è quel barista (anzi barrista) caruccio.
Si perché a Firenze ci sono i bar, ma in realtà si va al barre dove ci stanno i barristi, non fa una piega.
Sono in ritardo e parcheggio da perfetta interdetta vicino ai cassonetti, talmente vicino che lo sportello non si apre e sono costretta a scendere dal lato passeggero.
-Sabri sei sempre in ritardo!-eccole subito a scalpitare
- hai 30 anni (parecchio inoltrati, sottolinea la Marta) e ancora accumuli ritardi su ritardi!
-la RI-tardona..ahaha!!! (e se la ridono come due oche)
Ordiniamo due spritz e un succo di ananas per l’Aurora che è a dieta o meglio, a regime alimentare speciale.
Prosecco, aperol, acqua frizzante, fettina di arancia. Ohi ohi manca l’oliva, ma presentarmi al bancone a reclamare l’oliva non mi pare l’approccio più felice con il barrista figherrimo.
Preferisco immaginare il bel shakeratore che trasportato dalle mani della folla arriva al mio tavolo, mi strizza l’occhio e mi tuffa l’oliva nel bicchiere: perché queste cose succedono sola nella pubblicità?
Da un paio di anni a questa parte sono entrata a far parte del gruppo dei “maniaci dello spritz”, come qualcuno ci ha definiti qui. Purtroppo l’ho conosciuto tardi, un paio di anni or sono appunto, in un luogo non sospetto: Merano. Uscita dalle terme, nella piazza antistante c’era una sorta di festa e tutti bevevano questi bicchieroni di liquido arancione, che mi suscitarono forte curiosità, non tanto per il colore, decisamente innaturale, piuttosto per la quantità generosa che ne veniva servita e vivvaddio senza ghiaccio. In Alto Adige lo chiamano veneziano, lo servono nei calici grandi, quasi colmi, mentre il ghiaccio lo lasciano sulle cime circostanti, e per questo godono di tutta la mia stima. Solo più tardi ho capito che si trattava dello spritz sotto mentite spoglie..
Recentemente un’amica veneta di ritorno dalla Serenissima me lo ha fatto provare con il Select al posto dell’aperol. In corso d’opera si è dimenticata di aggiungere l’acqua gassata: risultato la mia testa era in gondola ma col palato piacevolmente anestetizzato.

-Sabri ma che hai? Sei taciturna, ancora pensi all’oliva?
-Eddai in fondo è venuto a chiederci se volevamo altre noccioline..
-le noccioline..ma per chi ci ha preso? Per delle scimmie coatte che si grattano la testa e si battono le mani sul petto?
.-si vede che lo spritz non le è piaciuto..
-consolati sabri, data l'età a breve dovrai passare all'analcolico biondo..
-così forse rimorchia il gorilla del Crodino, forse.

giovedì 18 ottobre 2012

LA DIETA

-Uffa stanotte non riuscivo a chiudere occhio, con tutti quei pensieri che mi nuotavano in testa..piagnucola l’Aurora
-Con tutto il posto vuoto che c’hai in testa altro che nuotata, i pensieri si facevano una regata, la Coppa America..
-C’è la panna nella coppa America?
Come volevasi dimostrare..
-No è che ho deciso di mettermi a dieta
-Noooo!!! per favore non pronunciare quella parola. La dieta è depressione, è rinuncia è niente aperitivo il martedì, niente pizza il venerdì ed è giuù le mani da quella birretta!-le urlo con fare minaccioso
-Ma la Baladin non è una birretta.. (e imbronciata ripone la Open in frigo)
-Ma sei a dieta o no? le chiedo con evidente scoramento
-Diciamo che sto seguendo un regime alimentare più regolare, controllato.
-Controllato da chi? Dal mago Galbusera?
-Ahahah simpatica! tu a forza di mangiare yogurt magro sei diventata più acida del bifidus, terribilmente regularis nello sfottere
poi rammaricata prosegue tirando fuori la storia della nonna Armida che le ripeteva la frase magica: bella magra non lo dice nessuno, bella grassa invece..
-beh Aurora, se è per questo la mia di nonna continua ancora a dirmi che nelle botti piccole c’è il vino buono. Ma ti assicuro che non mi consola affatto sentirmi un caratello senza arte né parte.
-Certo Sabri che venire a casa tua e non piluccare niente diventerà troppo triste.. sparlare senza bere ci prosciugherà la gola.. ma i Lewis che non si abbottonano fanno ancora più male.
E così per la mia amica adorata mi appropinquo a tagliare la zucca a grossi dadi, la faccio stufare in padella con un accenno di olio, un rametto di rosmarino, uno spicchio di aglio e dell’acqua. Frullo e faccio una crema che servo in un bicchiere con delle fettine di prosciutto croccante, attentamente private del grasso (sigh).   Il tutto abbinato all’acqua del rubinetto.
Metto su i Queen e ci consoliamo cantando a squarciagola Fat bottomed girls you make this rockin' world go round..uuh lallallalà

martedì 16 ottobre 2012

GIROGUSTANDO: SI PARTE!


Girogustando, la manifestazione ideata da Confesercenti Siena, quest’anno approda a Padova e domani è il mio turno!!
Perciò sola et pensosa mi accingo a partire per portare un po’ di Toscana nei Colli Euganei, ma mentre Petrarca si spinse fino ad Arquà, io mi fermerò un po’ prima, a Vescovana.
E anche se non vo recar con meco il Canzoniere, ho comunque un bagagliaio stipato di bardiccio, soprassata, zolfini, sugo di fegatini, vin santo e Chianti Rufina: questo di per sé potrebbe valermi la cittadinanza onoraria senza aver scritto un verso!!
Per la serata abbiamo messo a punto un menu tosco-veneto assai ricco, realizzato a quattro mani (anzi a sei), insieme a Mauro e Sandra del ristorante Al Porto. Gli zolfini incontrano la polenta infasolà, il peposo se ne esce col mais biancoperla e il vin santo per una volta abbandona il cantuccio per un flirt col bussolà.
E poi ancora crespelle alla fiorentina,  crostone col bardiccio, le tagliatelle spente a ova e la soppressa vicentina, e il pane cotto nel forno a legna.
Per questa mia prima trasferta in grembiule necessito di un serio in bocca al lupo..
Spero di ritornare vittoriosa e con un buon numero di bottiglie di Moscato fior d’arancio.

sabato 13 ottobre 2012

PERFECT DAY

Una splendida giornata, stravissuta straviziata senza tregua..
Sottotitolo: la giornata in cui il padre di vulcani attivi mi disse “che buona la tua focaccia”.

Ho la tremarella, quella che non mi prendeva da un bel po’, quella sana che mi fa sentire su di giri a mille. Spero di non rovesciare i piatti col collo di pollo ripieno e i fagioli zolfini..
Sabri mantieni la calma! mi ripeto mentre armeggio in questa piccola cucina.
Sembra facile, di là in salotto siede il gotha dell’alta ristorazione, ci son più stelle che in una galassia, tutti seduti al tavolo apparecchiato a festa, con tovaglia a fiori  e col servizio di porcellana della domenica.
E per questo desinare fiorentino oltremodo casalingo qualcuno di loro s’affaccenda a mescere la minestra di riso e lampredotto servita nella zuppiera, qualcun altro s’adopera a radunare i piatti sporchi e c’è pure chi si alza per chiedere il bis del mio peposo.
Such a perfect day.
Li osservo, sono belli e beati e fanno la scarpetta nel piatto.
Sto sognando? Signore ti prego fa che non mi svegli proprio ora, almeno fino a che non ho assaggiato quel Ployez-Jaquemart e quel Paul Goerg che fanno bella mostra di sé al centro del tavolo. E senti, visto che c’è pure una magnum di Ornellaia del 1998, non è che puoi aspettare che abbia assaggiato pure quella?
Intanto approfitto della distrazione dei commensali concentrati sul cibreo per afferrare un goccetto del Giorgio Primo, non si sa mai..
Ah che giornata, ho già dimenticato la notte quasi insonne per l’emozione, la bruciatura alla mano e pure la mancata messa in piega. Alla manicure però non ho voluto rinunciare..

mercoledì 10 ottobre 2012

ECCE KITCHEN CONFIDENTIAL

-Sabri il tuo frigo mette una tristezza infinita..nel deserto c'è più vita-
- C'è del vino..e finché c'è vino c'è speranza. Serviti pure-
E stappa l'ultimo superstite della mia incursione da Köfererhof: il Sylvaner..
- e c'è anche un bel pezzo di parmigiano. Posso vantarmi di avere le stesse cose che ha Carlo Cracco nel frigo. Ti ricordi? lo disse durante l'intervista da Fazio, che nel suo frigo vuoto non manca mai il parmigiano
- quella intervista in cui stritolò la Parodi con lo stile di un caterpillar?
- si la fece a pezzetti fini fini..una specie di tartare. Comunque il mio frigo è come il suo, fico no?-
- eh no che c'entra il frigo con il figo? Se vuoi fare il figo usa lo scalogno. Parola di Carlo-
- ah non mi ci far pensare! Quello è l'unico caso in cui lo scalogno mi fa lacrimare più della cipolla!-
- in effetti non si può pubblicare un titolo così, è diseducativo-
- il fatto è che dopo Kitchen Confidential ogni letteratura culinaria che segue ha perso di senso-
- vai rieccola con quel cuoco bollito. Bourdain è per femmine coraggiose, quelle da sbuffetto dopo flute di champagne..-
- per Bourdain berrei anche Coca cola con boato a seguire (oddio ma cosa sto dicendo?)
- Dai Sabri non puoi sognare un principe che si presenta senza le rose ma con una piastra a induzione..a un  principe così se gli proponi qualcosa di piccante pensa al chili con carne, mica ad altro..-
- ma dai non è vero, e poi alla mia età ormai per il piccante mi accontento anche di una nduja, senza scomodare mister tex mex-
- ma così è un po' come avere l'hot senza il dog..-
- o tonnellate di chili peppers senza i red hot..-
- mi fermo io o ti fermi tu?- e si versa un altro bicchiere di Sylvaner.

un pensiero per il bel Carlo: se vuoi fare il figo per prima cosa devi scendere sulla terra (l'uomo angelicato non è per niente sexy). a quel punto puoi pure farmi un uovo al tegamino: mi commuoverò anche senza scalogno.

domenica 7 ottobre 2012

PARLIAMO DI VIN SANTO

  • Ricominciano le degustazioni!!
    Questa sera (luned' 8 Ottobre), alle ore 21, nei locali della sezione soci Coop Firenze nord ovest,Via Vittorio Emanuele 192 una serata interamente dedicata al Vin Santo toscano, nelle sue molteplici ed interessanti espressioni.
    All'incontro seguirà la degustazione di almeno sei tipologie di vino e saranno serviti dolci e stuzzichini in abbinamento, a cura del Ristorante “Il Maccherone”.
    La serata e la degustazione saranno guidate dai sommelier Sabrina e Simone.
    Costo della serata 20 euro. Max 25 partecipanti; parte del ricavato sarà destinata alla Fondazione “Il cuore si scioglie”.
    Siete avvertiti; io nel frattempo mi metto ai fornelli..

    Info: prenotazioni entro il 5 Ottobre c/o sezione soci Coop, via V. Emanuele, 192; 0554376343 (lun. e venerdì10-12, mart. E giov. 17-20) o al 3398426143



  • martedì 2 ottobre 2012

    BAMBINI AL RISTORANTE (remix)

    Dei bambini al ristorante se ne parla in continuazione (per lo più male) e in effetti lavorando in un ristorante ho una certa dimestichezza con l’argomento.
    Tutto il gran dibattere gira intorno alla questione di bambini maleducati e genitori che lo sono altrettanto. Ma la cosa alla quale nessuno pare prestare attenzione è il fatto che i bambini talvolta al ristorante mangiano.
    Ma tu pensa..
    Nove volte su dieci la mamma ordina per il bambino un piatto di pasta corta in bianco (le penne vanno per la maggiore). "Mi porti l’olio a parte e mi raccomando niente formaggio e il burro per favore lo potrebbe sciogliere che se lo vede non le mangia più".
    Poerannoi! Ripete con sincero sgomento il mi’ babbo oste cuciniere vecchio stampo (molto vecchio!).
    Puntualmente quelle penne si infilano dappertutto nel raggio di qualche metro: tovaglia, seggiolone, per terra, appiccicate alle tende; mai che ve ne fosse una che si infila nella bocca del pargolo.
    Lo stesso pargolo che pilucca allegramente con le mani un pezzetto di raviolo al ragù della mamma, che mordicchia il crostino alla salsiccia che ha ordinato la zia, e che punta col dito in modo insistente il tagliolino al tartufo del babbo.
    Cara mammina se fossi tuo figlio bambino mi incazzerei come una scimmia se dopo una settimana di pasta in bianco a casa, si va al ristorante e mi fai rimangiare le penne pallor mortis. E allora si che mi metto a strillare, lancio tutto a destra e sinistra e faccio i dispetti a quella strega della cameriera che me le ha rifilate.. Si perché a lei, a quella tizia col grembiule mi sa che gli sono antipatico: porta a tutti cose buone e profumate, e a me le algide penne; e allora io pigio i pulsanti del frigo, mi sdraio in terra, scorrazzo per la sala e le lancio contro i miei balocchi.
    Ehi mamma, vuoi vedere che se mi educhi a mangiare le tue stesse cose buone io ci resto più volentieri a tavola?
    Vuoi vedere che se al ristorante la mia bocca si diverte giocando con sapori nuovi, rompo meno le scatole a tutti, cameriera in primis?
    E vuoi vedere che pure la cameriera smette di sorridermi a  denti stretti imprecando silenziosamente contro di me e i miei amichetti, e il ristoratore non suda le sette camicie quando telefoni per prenotare dicendo 6 adulti e 4 bambini..

    E facciamolo sto gioco belle mamme, partecipo pure io che sono la cameriera e dato che non ho figli magari imparo qualcosa che mi potrà tornare utile. Giuro che se perdo non faccio  il broncio.






    sabato 29 settembre 2012

    CERTE NOTTI


    Certe notti se sei fortunato
    Ti bussa alla porta chi è come te..
    Certe notti da farsi un bicchiere
    Fin quando fa male fin quando ce n’è.

    Certe  notti bussano in 12.
    I soliti dodici, come i discepoli, ma di un Dio minore tozzo e rubicondo, la testa cinta da tralci di vite che s’affaccenda semisdraiato a piluccare dei chicchi di uva. Umili seguaci del Messia Mersault, derisi da eretici astemi che usano chiamarci “gli ubriachi col diploma”,  o addirittura “i Nerd del vino” (chiedere a Silvia).
    Liturgia di queste notti è il sacrificio di un numero variabile di bottiglie, tra le quali talora può scappare un  Jean Velut brut Blanc de Blancs aperto col botto. Alleluia!, è qui la festa?
    Festa che può sfociare nella tragedia quando accade di sacrificare un certo numero di bottiglie defunte da tempo, soprattutto se sono di pinot nero.
    Il rituale prosegue con la confessione dei discepoli su pubblica tavola . E allora c’è chi confessa che esistono ancora uomini che si rivolgono a una donna col gesto del Popi Popi (colpa di un Retromarcia 2010 deludente).
    C’è chi afferma che Beaune è una frazione del comune di Orbetello, dove fanno il grande pinot nero La TachIS (è l’effetto di un bel primitivo Dunico 2005). C’è chi racconta di aver visto persone prostituirsi per un prosciutto spagnolo (e qui è il barbaresco Cè Vanin 2008 di Rivetto a farsi sentire) e chi narra le strane attitudini di degustatori precoci che ciucciano ciocche di capelli dall’odore balsamico con lieve nota odorosa di fiera vinicola (finale in crescendo con Vin Santo Occhio di Pernice 2004 Badia a Coltibuono). 
    Certe notti scorrono tra fiumi di confessioni e ancor più di vino fin tanto che i visi son provati e paonazzi, la palpebra cala e il piede minaccia di non rientrare nel decolleté..
    Quelle notti somigliano a un vizio che non voglio smettere mai..

    *a special thanks to all members of the GSTS

    giovedì 27 settembre 2012

    MADAME TUSSAUDS


    -Avete visto lo sbattere di ciglia di quella tizia? Con tutto quel mascara farà una fatica..- attacca l'Aurora
    -E Marco lì come un pesce lesso-
    -Ma dai non sarai mica gelosa di una donna diciamo.. “matura”-
    -Diciamo vecchia ciabatta-
    -Sbagli calzatura solo perché zoccolo è maschile.-
    -Tutte noi vorremmo arrivare a quell’età (rapido calcolo una cinquantina) con tale disinvoltura no?-
    -D’accordo, ma se poi ordini un martini con l’oliva tradisci tutta la tua età, anche se ben mascherata da stucco Dior e capello alla Tina Turner-
    -Per la signorina ancora adolescente solo Sex on the beach e Negroni.. buuhhh!!- gli urliamo io e la Marta
    In effetti a guardarla bene la tipa seduta al bancone appresso a Marco sembra fatta di cera, imbalsamata, schiena eretta e petto in fuori. E penso che l’Aurora abbia alzato un po’ il gomito per essere gelosa di Madame Tussauds
    -Chissà con quali cose lo starà intortando..- rimugina l'Aurora
    -Ma dai, gli starà spiegando i passi della quadriglia-
    -Sabri a volte fai paura-
    Comunque sia, Madame Tussauds non molla la presa. L’Aurora più che mai stizzita: “Adesso vado lì!”
    -Stai calma, vado io con la scusa di ordinare qualcosa- fa la Marta, e si alza un po’ scocciata.
    Ritorna al tavolo quasi subito con un Cuba libre (a volte vorrei far finta di non conoscerla) e tace. La curiosità va alle stelle: -e dai di che parlano?-
    -di polvere-
    -bianca?-
    -cosa??? lo sapevo quella me lo frigge!-
    -aspirapolvere-
    eh?

    In un bar ad orari non sospetti, la signora in questione stava cercando di vendere a Marco una sorta di folletto.
    Ho ancora le lacrime agli occhi dal ridere

    martedì 25 settembre 2012

    GLI AISLANDESI RITORNANO

    Gli amici di cui qui programmano una nuova incursione sull’ebbro colle di Doccia; ognuno reca una bottiglia.
    La tecnologia viene in loro aiuto: se prima bastava una telefonata per fissare una cena, ora ai tempi di facebook ci possono volere giorni e giorni di messaggi. Poco male, ho pagine di materiale da condividere..

    Pare che ai soliti 12 membri, i senior della Doccia, se ne siano aggiunti 3. Siamo a quota 15  e si insinua il dubbio che una bottiglia non sia sufficiente a finire il giro dei bicchieri. Dilaga il terrore di dover salire con una magnum a cranio.
    Mister P che doveva presentarsi con un “marzeminchio metodo ancestrale bio-inquinato-demi-sec classico riserva, quadruplice fermentazione in pentola a pressione, tappo in cashmere..”, afferma che anche le magnum scadute saranno ben accette, mentre c’è chi ha già caricato una damigiana nel bagagliaio e chi si presenterà munito di docciaschiuma formato famiglia (aroma cabernet), e salirà a Doccia direttamente in accappatoio e ciabatte. C’è anche chi propone di fare a turni per bere. Il pragmatismo del Sig I alla fine ha la meglio: “ognuno porti la sua bottiglia.. e se la beva”
    All’appuntamento di settembre sarà presente pure un superospite, altrimenti detto il supermembro e le femmine fanno a gara ad accaparrarsi i posti a sedere accanto all’ homme sauvage.
    Il solito signor I disinteressato: “propongo di assegnare i posti più ambiti accanto al superospite a coloro che si presenteranno con un premier cru borgognone..”
    Mister P incalza: “se mettiamo all’asta anche il dopocena, quante bottiglie potremmo rimediare?”
    Sig I: “per aggiudicarsi il dopocena si parte come minimo da una verticale di RConti” (solo quello con l’accento sulla i, ovviamente).
    Io cucino e siccome vale la regola che chi spadella non porta il vino, ho già capito che mi siederò a chilometri dal superospite. Riguardo al dopocena, io purtroppo non sono mai al meglio passate le dieci p.m. causa sbadigli e palpebre gonfie e poi tra Romanée e qualunque superospite scelgo il primo per tutta la vita.
    Tra le leader storiche del gruppo della Doccia, c’è Lei, Lady PH, pH acido da rosso al tornasole. La veneriamo e la temiamo. Ha minacciato di non parlare durante la cena, cosa che farebbe calare l’inesorabile silenzio.. l’apocalisse. Mister P. ci rincuora: “mantenete la calma, al secondo bicchiere Lady PH parte a razzo, delicata e neutra come l’acido solforico” .
    “O gesùtraminer!” ha esclamato il Sig I. “per bilanciare l’acidità bisogna aumentarle l’alcool..”
    Ancora?

    mercoledì 19 settembre 2012

    LA VACCA LOCA

    Ho progettato un martedì sera sprofondata sul divano, copertina sulle ginocchia e parole crociate. Squilla il telefono, è l’Aurora che rientra con la Marta dal corso di yoga.
    -Sabri passiamo da te a bere qualcosa!-
    Mento spudoratamente: ma non ho niente in fresco…
    Nel frattempo hanno già riattaccato e io devo rimandare la mia sfida col Bartezzaghi..

    -Dai raccontaci dell'altra sera!-
    -Oh ragazze (è la Marta che parla a me all’Aurora) vi prego lasciamo stare. Sono stata ore in quel locale a fare vasche dal bar alla pista, dalla pista al bar, passando qualche volta per la toilette (naturalmente), e niente. Dico lo zero assoluto, mi sono incupita.
    -Insomma facci capire, 60 kg di ben di Dio biondi che deambulavano in quel luogo di terremotati mentali e nessuno se li è filati?
    -Bambole, la ciccia non è più in auge.. anche se ben distribuita e con un po’ di grasso ben infiltrato
    -hai provato a decantare la tua coscia ad alto tasso di marezzatura?
    - ??
    - si chiama così, ma la sfiga vuole che la marezzatura della carne sia apprezzata solo negli animali. Certi bovini vengono pure massaggiati per favorire la distribuzione del grasso.. e magari da suadenti allevatori..
    -Sabri stai dicendo che era meglio nascere vacche?
    Ho un attimo di smarrimento. (ma come gli vengono in mente a questa?).
    -la Sabri sogna di rinascere Kobe e farsi massaggiare tutto il giorno con la birra ..
    -Allora io.. io sarei una Limousine naturalmente! - esclama la Marta
    -Uhlalla!! una vacca da corsa eh?
    -Scemeee, semmai una vache fatale, très chic n’est pas?
    -il problema è che le mucche sono erbivore.. e una vegetariana non potrà mai essere fatale, donna o vacca che sia, non pensate?
    -porca vacca hai ragione..
    -Mmmuuuuh!!!
    ancora muggiti
    Partono le cuscinate contro la limousine, cioè la vache fatale, che s’accascia sul divano sotto una pila di cuscini in finta toile de jouy, mentre la sabrikobe se la ride a crepapelle.
    A causare l’effetto vacca loca un Kastelaz di Elena Walch, che stava parcheggiato nel mio frigo da un po’, accanto a un carricante di Benanti che ho pensato bene di risparmiare per altre occasioni. Altro che vacca loca..muuuh!



    sabato 15 settembre 2012

    L’ORLANDO GUSTOSO

    Siamo in Emilia, la DOC è quella dei Colli di Scandiano e Canossa, terra di lambrusco e malvasia, in cosa mi imbatto? In un ottimo Pinot Nero Metodo Classico.
    L’Orlando assai gustoso che ho tracannato è un 2007, 100% pinot nero, 24 mesi sui lieviti dell’azienda Le Barbaterre: nome che gli ha valso la scelta tra le proposte in carta, tanto mi è parso simpatico.
    Prodotto biologico davvero ben fatto, insomma un “vino come Bio comanda”



    Bollicina morbida, freschezza invidiabile, perfetta fusione di agrumi e pasta di mandorle, quasi amaretto e frutta tropicale.
    Se pure voi valutate in modo empirico la bontà di un vino in funzione della sua durata a tavola, sappiate che l’Orlando era già stato seccato prima dell’arrivo della seconda portata. Regolatevi di conseguenza. 

    martedì 11 settembre 2012

    CINQUANTA SFUMATURE DI GRICIA: SAREBBE UN BEST SELLER?

    Ho trovato questa foto in rete e mi ha fatto morire dal ridere.

      

    Dato che non posso parlare di un libro che non ho letto, mi limito a pensare.
    La signora E. L. James riesce a mandare in visibilio milioni di persone elencando le cinquanta sfumature del grigio, il colore.
    Ora, io che sono più terra terra ed ho perversioni assolutamente modeste rispetto alla signora di cui sopra, penso più volentieri al Grigio del Casentino (il maiale), e resto dell’idea che il porco ha sempre e comunque quattro zampe. In qualità di ristoratrice normodotata (tra cerebro e altri attributi), votata alla ricerca  di Estasi culinarie (e questo si che vale la lettura), potrei al massimo cimentarmi in quelle cinquanta sfumature di gricia e sperimentare le (per)versioni di un piatto di pasta strepitoso.
    Impeto e passione per la forchetta non mi mancano, ma potrebbe mai diventare un best seller?
    E comunque sia  qualcuno sicuramente ci avrà già pensato prima di me. Addio sogni di gloria.

    lunedì 10 settembre 2012

    ETIC SELECTION MI PIACE ASSAI


    Anteprima di Etic Selection alla Rari a Firenze e io c’ero, e in possesso di regolare invito (per tutti quelli che hanno sospettato che mi fossi imbucata). Invidiosi!
    Al momento la Etic Selection conta circa una ventina di aziende vinicole: accanto alle aziende storiche di ViniEtici, curate personalmente da Filippo Ferrari e Cristian Giorni, se ne affiancano in distribuzione una dozzina di nuove, accuratamente scelte dagli stessi e dal loro nuovo socio Giulio Bettarini.
    Una piccola selezione di vini assolutamente originali e divertenti come la Malvasia Secca Frizzante di Camillo Donati, il Valpolicella di Zecchini da bere e poi ribere finché ce n’è e il Lambrusco foglia frastagliata (l’altrimenti detto Enantio) di Vallarom che eleggo a vino della serata. 
    Prodotti tutt’altro che scontati, come il Bardolino Chiaretto Metodo Classico o come il Barbacarlo per quei palati in cerca di brivido o anche semplicemente per quelle bocche in cerca di discussione.

    Scelta azzeccata quella di presentare i vini in un contesto intimo e informale, tutti insieme seduti a un tavolo come amici di vecchia data, coi quali è bello condividere quei gioielli che sonnecchiano nella nostra cantina.
    Pertanto bravi Chris e Phil, divertenti e irriverenti, decisamente motivati e con un entusiasmo tale da coinvolgere e far breccia in quella rognosissima categoria che siamo noi ristoratori.

    Carta dei vini in fermento..pazientate sto lavorando per voi.

    giovedì 6 settembre 2012

    SE L’INVITO A CENA E’ STELLATO


    Leggevo qualche tempo fa sul supplemento D di Repubblica un simpatico pezzo nella rubrica di Guia Soncini che mi ha fatto pensare.
    “Se uno ti porta a cena in un ristorante stellato vuole chiaramente sedurti. Mica è un investimento che si fa alla leggera. (..) da una certa cifra di conto in su deve essere botta sicura”.
    Insomma se un uomo non è sicuro che poi la serata va per il verso orizzontale, col cavolo che spende 300 carte o forse più per portarci a cena fuori. Certe cifre presumono rischio zero.
    Ora mi chiedo quale sarà la cifra minima oltre la quale l’investimento deve essere sicuro e dare i suoi frutti  nell’immediato, ovvero entro il dopocena.
    Se opto per un menu degustazione sotto i 100 euro posso ritenermi salva?
    Mai tranquilla quanto essere invitata a mangiare una pizza: ho la certezza matematica che non mi salterà addosso neanche morto.
    C’è di più. Se chi invita è la donna? Solo trattorie, sennò ai maschietti gli vengono subito le strane idee?
    Ommadonna e allora quelle volte che ce li ho portati io nei ristorantoni che ho nella lista degli “imperdibili prima o poi”? chissà come si gongolavano i fortunati di turno all’idea di un dopocena vivace..
    ahimè temo che la cena gli sia rimasta indigesta.

    domenica 2 settembre 2012

    GELATO ALLA CREMA

    -   Piove: governo ladro!
    l’assioma col quale sono stata svegliata stamani, 7.15 circa. È il mio dirimpettaio che come tutte le mattine esce di buonora per andare all’orto; fino a ieri imprecava contro il caldo infame e l’arsura che gli ha seccato i pomodori, stamani se ne esce con questa verità indiscutibile: non che piove, mi riferisco all’altra parte del postulato.
    -   Comunque caro Ginetto anche col sole rubano lo stesso- gli urlo mentre spalanco le persiane
    -   maremma diavola mimma, tu hai ragione, ma co i’ sole almeno un m’ammollo..che lle vooi du uova fresche?
    -   Diamine Ginetto!
    -   Ieri mi son fatto la frittata con le cipolle, ma da’ retta, se tu vuoi tu le poi anche assodare..
    -   No Ginetto ci faccio la crema e poi il gelato. Stasera te ne porto un po’ ad assaggiare
    -   Si ma un glielo dire alla Tina perché sennò la brontola, piglio la pasticca per i’ diabete, la dice che il gelato mi fa male.
    -   Ovvia dai, se ne mangi poco una volta ogni tanto..
    -   Un tu la conosci la Tina, l’è una marescialla quella, neanche in tempo di guerra pativo così
    -   Vabbè intanto dammi le uova poi si guarda come fregare la Tina
    Le uova fresche che poi non sono due ma sei, sono avvolte nella carta di giornale (la Gazzetta dello Sport per la precisione): che sono fresche si vede subito e non sto a spiegare da cosa lo deduco. Le metto in una ciotola con un po’ di acqua e aceto così, non per fare la schizzinosa, ma non si sa mai, meglio ave’ paura che buscanne..


    La coppa di gelato che Gino ha divorato in barba alla Tina

     

    Ricetta del gelato alla crema
    4 tuorli d’uovo
    125 g di zucchero
    250 ml di latte
    un baccello di vaniglia
    250 ml di crema di latte
    sale

    Mettere a scaldare il latte con il baccello di vaniglia inciso, portare a 90°C, spengere il fuoco e tenere in infusione almeno 10 minuti. Nel frattempo mescolare i tuorli con lo zucchero e il pizzico di sale. Filtrare il latte per eliminare la vaniglia, scaldarlo di nuovo e versarlo caldo sul composto di uova, mescolare e portare sul fuoco. A fiamma bassa scaldare la crema, sempre mescolando, fino a che inizia ad ispessire (tecnicamente intorno a 82°C).*
    Far raffreddare e versare la crema nella gelatiera. Iniziare il processo di raffreddamento e quando la crema inizia a solidificarsi aggiungere la crema di latte e portare a termine la preparazione del gelato.

    *la crema inglese è cotta quando:
    1. la schiuma presente sulla superficie sparisce
    2. la consistenza è incrementata fino al punto che si dice “vela il cucchiaio”. Questa operazione si osserva bene utilizzando un cucchiaio di legno, lo si immerge nella crema, poi si riga una delle superfici dello stesso con un dito: se le estremità della riga da noi tracciata restano integre la crema è al punto perfetto di cottura.
    3. la crema inglese non deve raggiungere l’ebollizione, pena la formazione di grumi a causa della coagulazione delle proteine dell’uovo.
    4. questo tipo di crema resta comunque di consistenza piuttosto liquida.